Il pilota Mercedes e leader del campionato del mondo di Formula 1 2026, Kimi Antonelli, è stato citato in giudizio dall'ex manager Giovanni Minardi, che chiede milioni di euro per mancati compensi, secondo quanto emerge dagli atti depositati presso il tribunale di Bologna.
La disputa, che va avanti a porte chiuse da circa un anno, riguarda la gestione della carriera di Antonelli negli anni della formazione. Giovanni Minardi, figlio di Giancarlo Minardi — fondatore dell'omonima scuderia di F1 — aveva messo sotto contratto Antonelli nel 2014, quando il futuro vincitore di Gran Premi aveva appena 11 anni.
Minardi organizzò per Antonelli un test per entrare nel programma giovani della Ferrari, ma l'allora team principal Maurizio Arrivabene lo respinse perché "troppo giovane". Antonelli entrò poi nel programma junior della Mercedes nel 2018, e ora è rappresentato dal team principal Toto Wolff.
Minardi ha depositato la causa civile a Bologna prima del fine settimana del Gran Premio d'Ungheria, chiedendo il risarcimento per compensi non pagati e per la risoluzione del mandato. Le rivendicazioni riguardano attività antecedenti al debutto in F1 di Antonelli nel 2025.
"Giovanni Minardi ha sofferto enormemente per quanto accaduto e si è rivolto alla giustizia ordinaria perché era l'unica opzione rimasta", ha dichiarato all'Adnkronos l'avvocato di Minardi, Mattia Grassani. "Tanti anni di lavoro, sacrifici e investimenti sul giovane pilota meritavano ben altro riconoscimento".
Grassani ha definito il caso "molto complesso" e ha confermato che i tentativi di accordo stragiudiziale sono finora falliti. "Ci sono state occasioni per risolvere la questione fuori dal tribunale, ma le offerte presentate sono state giudicate inaccettabili dall'ex manager".
Potrebbero essere chiamati a testimoniare sia Wolff sia Gwen Lagrue, l'ex scopritore di talenti della Mercedes passato di recente alla Red Bull. Il team di Antonelli non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, ma i media italiani riportano un "clima di serenità" tra le persone vicine al diciannovenne, convinte di aver sempre agito nella legalità.
Fonti